16 gennaio 2017

Due lune

Ho visto due lune, due lune ho visto: una ieri sera su sfondo blu scuro, bassa a est, l'altra il mattino dopo, alta nell'azzurro, a far da specchio al sole nascente.
Due lune ho assaggiato, di due lune ho assaggiato il sapore: una sapeva di miele, l'altra di malìa. Sfiorate con le ciglia due lune, prima l'una e poi l'altra, con le ciglia bagnate ho sfiorato: una sfavillava di antichi dolori, l'altra di piantoriso brillava.
Luce riflessa e riflesso di luce, le due lune abbracciavano gli ultrasensi orbitando in un'orbita, una. Un'orbita, una, due lune, ma l'una delle due, o l'altra, strizzando l'occhiolino diceva: son qui, son io, son lì dove la luce m'intercetterà.

Giorno sedici: guardando dall'azzurro al blu e dal blu al nuovo chiarore senza staccare lo sguardo, il giorno non si stacca dalla notte, né la notte dal giorno.

15 gennaio 2017

Reti sociali

Oggi prima uscita per la mia mamma dopo la caduta dell'ultimo dell'anno, quando piombò faccia a terra sul marciapiede senza nemmeno la scusa di aver voluto fare il verso a qualche papa.

Si è portata una stampella e l'ho fatta attaccare al mio braccio, alternando il lato di tanto in tanto. Prevedevo cinque-dieci minuti e invece è stata una lunga passeggiata: con un paio di pause lungo il percorso, siamo stati in giro circa tre quarti d'ora.
Per paio di pause intendo quelle sulle panchine, perché in verità il cammino si è interrotto anche altre volte, per due o tre chiacchierate con vari conoscenti.

Con lei è sempre così: impossibile percorrere più di trecento metri senza incontrare qualcuno. Praticamente, è come se avesse Facebook formato real life. Mio padre, come di consueto, in questi casi si defila e approfitta di qualche passo di distanza per mettersi a fumare: non dovrebbe, ma la sigaretta è come fosse il suo Instagram.

Giorno quindici: una tanda estemporanea è pubblicare su twitter, una serata in milonga è scrivere sul blog.

14 gennaio 2017

Dall'arco all'occhio

L'arco prealpino innevato scocca frecce mirabili perfino all'occhio del viandiante automunito in superstrada direzione Meda. Ne ho approfittato, beandomene durante la guida.
Nel contempo, disprezzavo mentalmente l'abuso generalizzato dell'aggettivo "mozzafiato"* per etichettare panorami godibili fino alla letizia interiore: viste del genere, ancor più se ravvicinate, il respiro non lo troncano; semmai lo esaltano, ossigenandoti materia, mente e spirito.

(*) nei miei testi turistici credo di non averlo mai usato: in un sito web che avevo curato lo si trova, ma si tratta di una pagina aggiunta dal cliente anni dopo.

Giorno quattordici: le meraviglie sono le cose di cui stupirsi e sono sempre tante se l'occhio rimane bambino.

13 gennaio 2017

Chiamarsi in causa

Hai mai letto un libro di Pennacchioni?
Lo spunto offerto dal sito L'apprendista libraio alimenta un sorriso, ma anche un po' d'imbarazzo: quello richiamato dalle occasioni in cui ci sentivamo tanto sicuri e solo in seguito abbiamo scoperto di esserci sbagliati di brutto, magari dopo avere insistito con superiorità quasi sprezzante.

Uso la prima persona plurale innanzitutto per diluire il senso d'inadeguatezza, e poi perché al momento non mi viene in mente un episodio esemplare e magari invece a te o a te sì, e allora raccontacelo.
Naturalmente la probabilità di situazioni del genere è massima nella tarda adolescenza e prima giovinezza, mentre dovrebbe attenuarsi e scendere sempre più con l'ampliarsi della prudenza acquisita, ma non voglio porre limiti alle nostre vaste possibilità.

Giorno tredici: anche un dialogo diluito nel tempo, purché goda di nutrimento genuino, potrà mantenere pregnanza e densità piacevolmente gustose.

12 gennaio 2017

Termodinamica

Mi hanno regalato un'altra maglietta termica e così ho detto che non appena mi passerà la tosse, riprenderò a correre (o corricchiare, vedremo). Ripropormelo mentre mi sento in affanno per tutte le incombenze sembra velleitario, ma da qualche parte mi par di capire che sia il dire il primo passo verso il fare.

Giorno dodici: scoprire che non è un disonore mettere una coperta in più.

11 gennaio 2017

Teletrasporto

Stasera in auto stavo per metter su Now's the time di Charlie Parker, recuperato in Bovisa dai miei vecchi CD copiati da quelli della biblioteca, quando è partita la radio con una canzone di David Bowie, Loving the alien, seguita da altri suoi pezzi: Radio Popolare stava ritrasmettendo un bel JackSet e non me lo sono voluto perdere.
Tornato a casa, tra le altre cose ho scartabellato in rete ritrovando il titolo dell'album da cui è tratto. Era il 1984, usciva Tonight e fu così che insieme al Paio intitolammo una delle feste in discoteca che organizzammo in quel periodo, quello della Scuola Interpreti di via Silvio Pellico a Milano.
Un'altra, ispirati da un Bowie annata '76, la chiamammo "Golden Years", anni dorati. Dorati però non furono solo quegli anni, dorati furono sono e saranno anche mille altri momenti, mille altri sorrisi, e un'animadorata cui va stasera un grosso in bocca al lupo.

Giorno undici: anche con il teletrasporto guasto, le parole giungono e talvolta congiungono.

10 gennaio 2017

E dunque

Di certe cose, poche o tante o troppe, ti accorgi solo o soprattutto quando ti vengono a mancare. Vale in diversa misura per le persone, il cibo, gli affetti, il riscaldamento, gli amori, la voce, le connessioni sottili, la connessione telematica, il tempo, la salute, la serenità e qualsiasi altro esempio possa venirti in mente.

Giorno dieci: soffermarsi più su quanto c'è che non su quanto eventualmente sia distante, remoto, mancante o assente.

09 gennaio 2017

Brindo

Idealmente brindo a chi, trovandosi a dover attraversare dolori più profondi e gelidi delle acque più ardue, ha reagito permettendo che la vita di nuovo trionfasse ricominciando a pulsare, dal cuore ai muscoli del sorriso e fino alla condivisione di cose belle, sempre capaci di riaffiorare purché si lasci loro il tempo e la possibilità di farlo. Un brindisi anche musicale, con Roll Another Number di Neil Young.

Giorno nove: gli abbracci funzionano anche a distanza, da vicino però sono meglio.


a cura di Giulio Pianese

scrivimi