15 gennaio 2018

Doce docet

Per me, c'è sempre bisogno di musica. Ormai, da tempo, la fonte è internet: in pratica sono passato dall'hi-fi al wi-fi.

Svantaggio: la qualità del suono. Vantaggio: la disponibilità immediata e variegata.

Vantaggio: soddisfazione subitanea delle pulsioni all'ascolto. Svantaggio: non sentire più o quasi più degli album interi, a scapito di pezzi che non vengono subito in mente ma che varrebbe la pena riascoltare un po' più spesso.

Vantaggi: interazione e nuovi ascolti.

A cavallo tra vantaggi e svantaggi di cui sopra, la facilità di creare delle playlist, come ad esempio quella che su spotify (versione gratuita su web) ho chiamato "doce" (dolce, in napoletano).

06 gennaio 2018

Cammini

Un proposito è quello di camminare un po' di più.
Stasera lo farò con la musica, in milonga, ma dicevo proprio in generale: nel quotidiano ordinario, ricordando sempre che quattro passi sono meglio di niente; poi, almeno di tanto in tanto, in quello straordinario, con qualche passeggiata un po' più lunga e magari, presto o tardi, un cammino vero e proprio.

31 dicembre 2017

Olio buono

Giusto prima che iniziassero le vacanze di Natale, quelle scolastiche, una collega insegnante ci ha presentato i suoi oli. Sì, perché, ci ha spiegato, ha un'azienda agricola nella Sicilia natia: Le Sette Aje. Curioso, come sempre mi accade per una produzione artigianale o meglio ancora fatta in casa, ho accettato l'invito ad assaggiarli. Li ho apprezzati tutti e sei, dal più delicato al più saporito, gustandoli su pezzetti di pane. Accattivanti quanto i loro nomi (Accussì, Accuddì, Canaddunaschi, Àmmini, Ciàvuru, Cafisu), mi hanno lasciato la vivificante sensazione di aver provato qualcosa di molto buono. È stato bello lasciarsi guidare nella degustazione e soddisfacente riconoscere sapori e retrogusti prima ancora di ricevere le informazioni dettagliate.

L'olio buono è olio buono, ma è ancora meglio se lo prendi direttamente dal produttore. Anni fa, per esempio, ne avevo acquistato una latta on-line dal contadino svizzero in terra toscana, Ste, il blogger di Voglia di terra. Buono e delicato. Come lui, dunque.

Ora mi resta la curiosità di provare il Bellapietra, prodotto dalla mia ex compagna di scuola e collega traduttrice Valeria Leotta (alias ranafatata). In verità vorrei anche, prima o poi, riuscire ad accogliere l'invito di andarli a vedere da vicino, i suoi ulivi nei pressi di Sciacca (il mare già lo apprezzai) e magari assaggiare qualche ricettina delle sue (tipo gli spaghetti innominati, una caponata, la cuccìa). Olio buono e tanto bene.

Però si può far festa

Ma tranquilli, rilassatevi che non scade niente a mezzanotte, mica siamo venuti qui con una zucca e dei topolini, o no?

30 dicembre 2017

Il giardino delle radio

Mentre traduco, spesso ho bisogno di piccoli stacchi: in questo momento, per esempio, sto sentendo Jazz Radio Manouche da Lione, Francia.
Questo grazie a un fantastico link rilanciato da Antonio Sofi: l'aggeggino si chiama Radio Garden e permette di ascoltare qualsiasi radio presente sul web in giro per il mondo, semplicemente spostandosi intorno al globo con il mouse e facendo clic. Voci dal mondo in diretta, che meraviglia.

29 dicembre 2017

Riviva il blog!

C'è una ragazzina* di 11 anni che ha aperto un blog. Si chiama 50mila pagine e parla di fumetti.

Ci ho curiosato e subito m'è balzato all'occhio un post contenente Diario di una schiappa. Avevo conosciuto la serie nel 2011, quando ebbi l'onore e il piacere di fare da interprete al suo autore Jeff Kinney.

Mi sono messo a rimestare nell'archivio, sorprendendomi nello scoprire di non avere scritto alcun post al riguardo. Ho però trovato questi appunti in un messaggio e-mail del 21 aprile di quell'anno a un'amica:
La settimana scorsa ho fatto da interprete a Jeff Kinney, l'autore di Diary of a Wimpy Kid ("Diario di una Schiappa" nell'edizione italiana), che era a Milano per alcune interviste e per incontrare i suoi fan ed è stato molto divertente, oltre ad avermi soddisfatto professionalmente. Ho portato ai miei figli il suo libro con dedica personalizzata: Lorenzo l'ha divorato mentre era qui da me e ne abbiamo riso insieme, poi me lo sono letto anch'io, ora tocca a Francesca. In effetti le vicende, i personaggi e le battute di questo "racconto a vignette" funzionano sia per i piccoli, sia per i più grandi.

*Mila è figlia d'arte, dato che sua madre è stata una delle prime blogger italiane: la pizia (vedi anche Mondo Blog).

28 dicembre 2017

Sette più uno

Ah, che nomi avevano i contadini!
Gelindo, Antenore, Aldo, Ferdinando, Agostino, Ovidio, Ettore.

Cognome: Cervi. Senza dimenticare Quarto Camurri, fucilato insieme a loro dai fascisti il 28 dicembre 1943 nel poligono di tiro di Reggio Emilia.

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bonus: Gianni Rodari, Compagni fratelli Cervi

24 dicembre 2017

Nonostante tutto

Per le mie associazioni mentali, se mi dicono "Marina Petrillo", ripenso subito alla "Zucca di Cenerentola", trasmissione che negli anni '90 andava in onda su Radio Popolare il sabato sera sul presto, per fare compagnia a chi si stava preparando per uscire. Marchio di fabbrica era innanzitutto la sigla Bella Símamær di Björk, tratta dall'album quasi sconosciuto Gling-Gló.

In realtà, le doti e abilità di Marina non si limitano alla conduzione di trasmissioni musicali o d'intrattenimento: giornalista, comunicatrice, interprete, scrittrice... basta una googlata per farsene un'idea.

Questi concetti pubblicati sul suo blog Alaska:
Adesso sappiamo che avere a disposizione praticamente tutta l’informazione del mondo non ci rende più informati, né cittadini più responsabili, né esseri più empatici o realmente connessi. Anzi. Infantilizzare i formati per “raggiungere un pubblico più ampio” non fa che distribuire a più persone un’informazione in pillole che ha perduto tutti i suoi nutrienti, ma non crea affatto un maggior numero di persone informate. Ci sono passaggi dell’assorbimento dell’informazione che non si possono saltare, e sono personali, e lenti, non c’è niente da fare.
sono tratti da un articolo ricchissimo (Il Grande Rancore), che ho letto grazie alle parole filtrate da Mafe che me l'hanno posto all'attenzione.

Uno dei numerosi punti chiave è questo:
tornare a leggere dei libri, a giocare, a cucinare, ad ascoltare la musica – occupazioni che ti sembrano gratuite e autoindulgenti se pensi costantemente che il mondo sta andando a fuoco. A stare il più possibile con persone che fanno, che allevano, che costruiscono nonostante tutto.
È qualcosa che, per me, non rappresenta solo un modo di ricaricarsi, ma uno degli obiettivi stessi del fare e dell'impegnarsi. Se non per andare verso un tentativo di gioia, possibilmente gioia condivisa, perché darsi tanto da fare, perché sacrificarsi? Semplificando un po', ripenso ai partigiani, che non lottavano "per la lotta", ma perché tutti potessero tornare a vivere una vita che valesse la pena di essere vissuta.

Sarò un cuorcontento sempliciotto, ma per me un carburante imprescindibile è il senso di festa collettiva, gioiosità, voglia di vivere. Sempre, anche quando si "lotta".

Motivo di gratitudine

"Cominciate col fare ciò che è necessario" è la citazione (di San Francesco) che m'è capitata l'altra sera a tavola nel bigliettino che accompagnava una carinissima decorazione natalizia, distribuita a noi colleghi da Giorgio Floridi.
Un monito che mi pare utilissimo a tutti i livelli, da quello della quotidianità a quello dell'evoluzione personale, dalle questioni organizzative a quelle relazionali, dalle faccende domestiche alla crescita spirituale.
Il punto critico, magari, può essere legato alla definizione di cosa risulti "necessario", ma quale che sia la risposta, il fatto di essersi posti la domanda sarà dirimente e qualificante per le nostre azioni successive, che in un modo o nell'altro porteranno a un successo, grande o piccolo, foriero d'altri e altri ancora.

Parole di connessione

Quest'anno le lucine le ho messe su all'ultimo momento, ma la parola "lucine" mi ha fatto tornare in mente che anni fa avevo scritto in 20 minuti un pezzo per Gallizio perdendone poi le tracce. Ora, grazie alla Wayback Machine, l'ho recuperato e lo ricopio qui:
Ho riacceso le lucine.

Il periodo è di nuovo quello, l’eterna vigilia, ma le parole avevano iniziato il loro andirivieni un po’ prima, scivolando sul ghiaccio dei polder e dei canali di campagna, prendendo la rincorsa dalle terre basse per giungere fino a qui. Un “qui” doppio, visto che stavo con un piede in ciascuna staffa: di giorno in una casa, di notte in un’altra, da solo solissimo, ma per scelta.

Un commento inatteso, una risposta, altri commenti, e poi g-talk. Una membrana che si apre e inonda i pixel di caratteri che già sorridono, perché niente si cerca. Poi, se una svolta dev’essere individuata, ci fu un tragitto in cui le parole restarono sospese per i venti minuti necessari a raggiungere l’altro computer. In attesa della nuova connessione, però, la connessione si rafforzò in modo decisivo. Ti aspetto. Ti porto con me. Rieccomi. Rieccoci.

Senza ancora saperlo, di persona ci si era già avvinghiati quella sera. In carne e ossa fu questione di qualche settimana più in là, quando le lucine si riaccesero ovunque e senza bisogno di elettricità. Je maakt me blij, vlinderfee.

18 dicembre 2017

Libri, che vizio

Hanno chiesto qual è stato il libro dell'anno:
Chiara Balzani a Il libro sul comodino
Forse è il momento di fare il thread: "libro dell'anno 2017". Potete sceglierne uno, letto quest'anno ma non per forza uscito quest'anno. Via.
Ho risposto:
Se valgono anche i saggi: Kate Fox, Watching the English (spassoso e illuminante)
Per la narrativa, quello che sto rileggendo: Sara Gruen, Water for Elephants
Riguardo a quest'ultimo, riporto qui le brevissime recensioni che scrissi dopo averlo letto nel 2008:

- questa è su anobii:
Dennis was right to say that it is a great story. Strong, moving, true, it goes back and forth in time, between an elderly house and a train circus. Two distinct time sets, two different narrative lines, but one voice, able to speak of life and death, hard times and real friendship, hate and wrath, love and passion, in a way that does not fail in capturing the reader till the very last line. At least.
- questa è su Letture e riletture:
Forte, commovente, autentico. La narrazione si alterna tra due diversi scenari cronologici e ambientali: il circo degli anni '30, una casa di riposo dei nostri giorni. La voce però è unica e sa parlare di vita e di morte, tempi duri e amicizia vera, odio e ira, amore e passione, in un modo che non manca di catturare il lettore fino all'ultimissima riga, come minimo.



a cura di Giulio Pianese

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