21 giugno 2017

Un pezzo

È arrivata oggi l'estate, eppure ne ho già vissuto un pezzo.

M'è successo qualche giorno fa, quando stavo estasiato in acque trasparenti e cilestrine, trasparenti e turchesi, trasparenti e blu, acque salate assolate, acque avvolgenti e beanti, le stesse che accarezzavano la spiaggia dove avevo lasciato maglietta costume e asciugamano, il cappellino da legionario e gli occhiali scuri nella loro custodia rossa, prima di avviarmi nudo verso l'iniziale contrasto termico che presto si sarebbe mutato in soave totalizzante carezza.

A Koufonissi pochi giorni ma intensi, ai quali ancora mi sento appeso, sebbene le circostanze m'abbiano obbligato a un rientro scandito da necessità incalzanti da incastrare tra gli impegni che già popolavano l'agenda. Preda della burocrazia per essere stato un sans papiers per via della destrezza di una mano disonesta calata nel mio marsupio il primo giorno di vacanza, nella calca sulla linea rossa della metropolitana, tra Syntagma e Panepistimio.
Per questo, dopo le vicissitudini tra la polizia turistica greca, i servizi consolari dell'Ambasciata italiana ad Atene e il recupero di lì a qualche giorno del documento provvisorio di viaggio (ETD) in quel di Paros, ho bussato qui da noi all'ufficio anagrafe e alla Polizia per ottenere, intanto, i certificati sostitutivi per poter esistere e guidare e mi sono procurato un cellulare, in attesa di una nuova carta di credito e della tessera sanitaria. Sì, perché ovviamente mi sono fatto rubare tutto il possibile.

Per fortuna c'era Martina ad aiutarmi e, la sera stessa, il tango a rapirmi: siamo andati in milonga nel quartiere di Psirri, raggiungibile a piedi dal nostro albergo, ed è stato davvero rinfrancante. Vaggelis Hatzopoulos, gentile quanto bravo, ci ha accolti molto cordialmente e ci siamo trovati subito benissimo per l'atmosfera, la musica, le persone e il pavimento perfetto. Il ballo, oltre che divertimento, si è confermato lingua franca, stendendo ponti comunicativi a ogni nuovo abbraccio, con in più l'effetto dei gol in trasferta nelle coppe europee.
Il tutto è stato una bella sorpresa, acuita dal contrasto con alcuni stradoni del centro (zona Omonia), abbandonati al degrado edilizio, sociale e anche economico, a giudicare dalla quantità di saracinesche serrate per sempre, o più probabilmente fino al momento in cui gli speculatori decideranno che i prezzi degli immobili si saranno abbassati a sufficienza per acquistare e mettersi a "riqualificare".
Quella sera, comunque, godemmo di una cenetta a Exarchia, quartiere vivacizzato da un sit-in studentesco, oltre che dai numerosi localini e ristoranti, prima di spostarci ad Agatharchou 15 per andare a ballare alla milonga El cabecéo che si tiene ogni giovedì (musica tradizionale, stile milonguero, età media un po' più bassa che da noi, parecchi tangueri e tanguere di ottimo livello).

03 giugno 2017

Piove col sole

Piove col sole. M'affaccio: una pioggerella allegra, rumorosa a intermittenza, rada e circoscritta. Dal cortile promana lo stesso odore che, in altro cortile, sentivo da piccolo. A pensarci, è lo stesso odore che sale sempre dall'asfalto in queste occasioni.
Piove col sole: tempo d'arcobaleni. Iridescente il futuro lo so immaginare, come la maglia dei ciclisti campioni del mondo dentro le biglie di plastica che facevamo rotolare sulla sabbia, prima al mare e poi in montagna, con tutti i bambini del luogo, noi unici villeggianti a comunicare nel dialetto locale.
Piove col sole. Smette e ricomincia, come un solletico al terreno riarso, come a stuzzicare le piante e i giardini qua sotto, che ora s'agitano al venticello reclamando, forse, più acqua. Il clima è di quando la brezza che t'agita la maglietta risulta carezzevole come uno sgrisolo.
Piove col sole: di certo non potrà durare fino a sera inoltrata. O nubi, o stelle, o tutt'e due.

--
bonus d'obbligo: Creedence Clearwater Revival, Have You Ever Seen The Rain

23 maggio 2017

Mondo bombo

Il mondo non è quello che vogliono dipingere coloro che fanno esplodere ordigni (della grossa e cinica industria militare o del meschino terrorismo dei deficienti disperati).

Il mondo è un insieme di colori e di respiri. Voglio continuare a crederlo e a dirlo.

Anche per questo, oggi segnalo un libro suggerito dall'Apprendista libraio:
This is how we do it, di Matt Lamothe, illustra la vita quotidiana di sette bambini provenienti da sette paesi: Giappone, Italia, Uganda, Russia, Iran, Perù e India.
Qui sotto il breve video che lo presenta:



--
bonus musicale e un pensiero a Manchester: Joy Division, Love Will Tear Us Apart

08 maggio 2017

Ke koan

Al koan "Qual è il suono di una mano sola?" qualche bravo jazzista avrebbe potuto rispondere: "Una rullata."
Qualcuno tipo Buddy Rich (qui con Charlie Parker, che a un certo punto gli sorride).

24 aprile 2017

Tempo al tempo

Il fatto che "ora" sia il punto medio del segmento che va da "10 anni fa" a "tra 10 anni" un po' di vertigini le dà. O forse sono brividi, come quelli che danno i colpi di calore determinati da un'esposizione prolungata all'azione del sole.

Vertiginoso è lo sguardo che affonda nel tempo se questo si estende bidirezionalmente. Siamo quasi perfettamente in grado di gestire proiezioni nel passato, anche molto remoto, o nel futuro, anche infinito; laddove però la proiezione si fa duplice, l'intendimento smette di funzionare: è la capienza a sfondarsi, per azione delle due aste telescopicamente allungate in versi opposti, è il capire a perdere i sensi, è la comprensione che cessa di afferrare per mancanza di presa.

Se invece "ora" è centrato nel mirino del sentire, i brividi sono più simili agli sgrisoli, il calore accarezza l'epidermide insieme all'aria che s'attraversa una pedalata dopo l'altra, gli occhi riconfezionano scorci già visti regalandoli allo sguardo goloso di semplicità e felice d'innocenti intense condivisioni.

Centrandosi nel mirino del sentire ci si toglierà forse un po' di prospettiva, ma con generosità verso di sé e gli altri ci si potrà e si potrà donare un meraviglioso effetto di sorridente soddisfazione. Per colmo d'immediatezza, potranno bastare, nell'ordine, ingredienti quali: Hangar Bicocca, bikemi, Wan Jiao, bikemi, passeggiata, Castello Sforzesco, bikemi, rientro.

E un bonus musicale, come (Nothing but) Flowers dei Talking Heads (1988).

31 marzo 2017

Alla sera

Il mondo rimpianto è un mondo perduto: erede del passato, erode il presente uccidendo ogni neonato nuovo momento. Tale strage d'innocenti istanti continuerà finché uno spiraglio di luce non giungerà a farsi salvatore del tempo per la vita a venire.

Ho visto una fessura nel cielo, disegnata in giallo: falcetto sottilissimo nel blu cobalto, abile a stagliarsi tra la promessa della ventura notte e il retrogusto crepuscolare figlio d'un tramonto sereno.

Ci ho infilato il dito e come una linguetta ho sollevato il velo dell'invisibile: sotto c'era un altro cielo uguale a quello, senza ancora nemmeno un tremolante brillio. Tempo d'uno sguardo, d'un'occhiata panoramica e il falcetto sottilissimo s'era fatto più intenso, più intenso il blu di sfondo, più vicina la promessa della notte, ma non una stella a rilucere.

La mano ha provato allora a rispalmare il velo dell'indicibile: la sfasatura della visione striava l'intera volta di sfumature incongrue, e il tremolante brillio che molteplice si proponeva alla miratura era come sdoppiato, con un lacerante effetto di finzione.

Un flashback improvviso, scarto temporale minimo ma efficace, m'ha quindi riportato alla vista iniziale: una tavola da favola, mirabilmente densa di promesse per l'occhio capace di paziente attesa. Ho visto una fessura nel cielo, disegnata in giallo: falcetto sottilissimo nel blu cobalto, dolce visione che si ridisegnava sul mio volto ardentemente sereno, ironico e sorridente.

Giorno di fine trimestre, giorno 90 da inizio anno, roba da angeli ubriachi.

--
Lucinda Williams, Drunken angel

14 marzo 2017

Linea punto

Sto sfruttando la quaresima. Non si tratta di una vera e propria dieta, tant'è vero che ho cominciato di domenica e non, come nel più classico dei cliché, di lunedì. Comunque sia, da più di una settimana mi sto moderando nell'alimentazione: a dire il vero, lo sto facendo moderatamente, nel senso che non mi sono certo trasformato in un asceta, però di fatto mi sto astenendo dai dolci e soprattutto dai fuori-pasto. Erano soprattutto questi ultimi ad aver acquisito la capacità di moltiplicarsi per numero, qualità e quantità, contribuendo non poco ad arrotondarmi in modo abbondantemente indesiderato.

Chissà quanto mi ci vorrà per riacquisire una linea tale da non farmi sentire in imbarazzo con me stesso e con qualche "voce affettuosamente critica". So che a Pasqua mangerò la pastiera, ma l'obiettivo è quello di riuscire a mantenere la capacità di controllarmi anche a medio-lungo termine, così da stabilizzare eventuali conquiste di forma e peso. Naturalmente sono consapevole della necessità di incrementare l'attività fisica e so che lo farò, pur senza farne necessariamente un totem. L'importante, per qualsiasi percorso, è compiere il secondo e il terzo passo dopo il primo, di modo che questo non risulti un'eccezione, ma l'inizio di un bel cammino.

Giorno di metà marzo, quasi, e mentre scrivo riascolto dopo tanto tempo un CD che mi è caro per colei che vi canta: Welela.

--
bonus per te che leggi: Miriam Makeba, Hapo Zamani

08 marzo 2017

Mimose

Servirà lo sguardo dell'antropologo, quello che ti fa apparire vicino ciò che è lontano e lontano ciò che è vicino. Quello che serve a sottolineare le ingiustizie e discriminazioni che sono talmente sotto gli occhi di tutti giorno dopo giorno da diventare invisibili.

Servirà insegnare o ricordare a noi stessi e ai figli maschi che uguaglianza non significa appiattimento, ma parità di diritti e riconoscimento delle proprie e altrui particolarità.

Servirà abbracciarsi, uomini e donne, esseri umani.
Servirà essere umani, sempre.

Buon otto marzo.


a cura di Giulio Pianese

scrivimi